Retorica, che cos’è e come nasce

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La retorica è l’arte di parlare bene, del dire e fare correttamente un discorso. Si tratta di una disciplina che studia e analizza in maniera rigorosa i metodi di composizione delle conversazioni. In altre parole, organizza, secondo un fondamentale criterio, la lingua naturale, in modo che ad una proposizione, segua inevitabilmente una conclusione. L’obiettivo ultimo è la persuasione, non nell’accezione negativa del termine, intesa come circuizione, ma come approvazione della tesi presentata, che però già in partenza, l’oratore sa, essere una verità. Diviene una pratica di convincimento, uno svelare la realtà nel discorso, portando in esame e connettendo i diversi elementi, per giungere infine ad una conclusione condivisa. Nel corso della storia, la retorica è divenuta una vera e propria “arte” che mette in scena abilità e tecniche della lingua verbale. Infatti, si occupa sia, ad esempio, di discorsi in prosa che abbiano un registro linguistico alto, sia di tutti quei procedimenti strutturali e linguistici che servono a rendere più armoniosa la conversazione. Sono queste le basi per comporre un linguaggio persuasivo, che abbia nozioni e parole ricercate nella loro complessità. Non c’è semplicità nell’esporre un testo retorico, anzi è artificioso e impegnativo. Roland Barthes, saggista e semiologo francese, affermò che la retorica è una pratica sociale che distingue le classi della società; una morale come una potente arma che richiede dei codici senza che arrechi danno; una scienza perché studia i fenomeni e il linguaggio e infine una pratica ludica in quanto è possibile “giocare” con le parole e i significati.

La retorica nasce nel lontano 465 a.C. quando il filosofo Empedocle di Agrigento, in Sicilia, parlò per la prima volta, di espressività linguistica ai suoi attenti allievi. Quest’ultimi, due in particolare, furono i primi a scrivere sul tema dei precisi manuali nei quali esponevano con metodo scientifico l’arte dell’eloquenza. Successivamente, si affermò nella scuola pitagorica la retorica irrazionalista, basata sul fascino e sulla seduzione che la parola era in grado di esercitare nell’anima di un altro soggetto. Secondo questa concezione, i discorsi e gli argomenti da mettere in campo dovevano essere scelti accuratamente in base al tipo di pubblico e quali opportunità si potevano creare a partire dalle tematiche selezionate. Nel corso del V secolo a.C. l’insegnamento della retorica giunse ad Atene tra filosofi, studiosi e molti giovani ansiosi di apprendere. Proprio in questo contesto, la retorica si incontra con i sofisti che avvicinano gli studi linguistici alla poesia, facendola diventare una virtù a sé.  Per la corrente filosofica greca, la retorica era presa in esame solo come una forma di suggestione che aveva l’unico scopo di convincere, senza portare argomentazioni o prove a favore. La posizione fu criticata dagli oratori di professione che accusarono i sofisti di farne un uso ignobile e scorretto.

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Durante il periodo classico ateniese, furono prodotte le prime schematizzazioni che indicavano le parti dei diversi tipi di discorsi, sia nell’ambito giudiziario che in quello deliberativo. I documenti dimostravano le tracce da seguire per intavolare un buon contenuto di stile. Ma era certamente necessaria una buona preparazione dell’arte oratorio e quindi una attitudine a parlare in pubblico. Si creò quindi una figura professionale della retorica, il logografo, che aveva il compito di scrivere testi che poi il commissionario avrebbe studiato per presentarsi. Era importante, nel pronunciare il discorso retorico, avere carisma, eleganza e imponenza. Purtroppo è spesso accaduto che molti discorsi retorici, per quanto perfetti, furono esposti da persone con un bagaglio culturale scarno e non furono quindi abbastanza valutati.

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